Lato A: Scontro diretto
Credevo di esserci abituata. Agli scontri diretti, intendo. L’emozione trattenuta, la tranquillità simulata, l’urlo ricacciato in gola, l’ansia che ti prende lo stomaco contorcendoti le budella e togliendoti il fiato.
E invece no. Anni e anni di Milan-Inter non mi avevano insegnato nulla. Passati invano i tormenti della retrocessione, le lacrime calde che scendevano di nascosto, sul balcone della cucina. Inutili le tattiche – a lungo affinate – con cui io, saggia sorella maggiore, fingevo superiorità nei confronti dei due esseri, allo stesso tempo familiari ed estranei, per cui il nerazzurro era più di una fede.