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Potente, elegante, unica, icona di musica e stile:
Corriere della Sera presenta Divina Callas, una collana di CD –
arricchita da preziosi volumi – per riscoprire la grande musica del
più amato soprano di sempre in un’edizione da collezione rimasterizzata nei leggendari studi di Abbey Road. Carmen, La bohème, Tosca, capolavori immortali interpretati dalla “Diva” da ascoltare con una qualità senza precedenti e da accompagnare con immagini commentate
e approfondimenti sulle opere e sull’artista a cura di Paolo Arcà, Francesco Gala ed Enrico Girardi. Semplicemente Divina.
SPOT
LA DIVINA
OPERA
Norma rappresenta uno dei vertici dell’arte di Maria Callas. È il personaggio nel quale, più di tutti, Maria si è identificata con un’interpretazione tuttora modernissima. Ed è il ruolo che ha cantato di più (90 recite) e di cui ha effettuato due registrazioni in studio. Questa Norma del 1954 è la prima, con l’artista nel pieno delle possibilità vocali, a poco più di trent’anni. Dirige l’Orchestra e il Coro della Scala il grande Tullio Serafin, che aveva guidato la Callas nel suo debutto in questo titolo a Firenze nel 1948, e che dimostra qui grande sapienza musicale nel rendere l’autentico stile italiano, asciutto e senza cedimenti. Maria tratteggia meravigliosamente il personaggio della sacerdotessa dei Druidi, accentuando il contrasto tra il ruolo pubblico, reso con una vocalità altera, di tagliente colore vocale, e la vicenda privata della donna e madre tradita, dove risalta la dolcezza estrema di un canto dolorosamente intimo. L’arte vocale di Maria si manifesta in un fraseggio ricco, sempre aderente alla parola e capace di restituire tutte le risonanze dei mutevoli sentimenti della protagonista. Momenti indimenticabili, oltre la celeberrima «Casta Diva», sono il sublime arioso «Teneri figli», il duetto con Adalgisa «Mira, o Norma » e il disperato finale dell’opera. Negli altri ruoli Ebe Stignani e Nicola Rossi Lemeni esibiscono la sicurezza di un mestiere consolidato, mentre Mario Filippeschi nel ruolo di Pollione dà prova di estrema chiarezza di intenzioni espressive con una voce sana e accattivante.
L'eroina pucciniana Floria Tosca è un altro tassello della leggenda interpretativa di Maria Callas. Eseguito in teatro 55 volte, al terzo posto dopo Norma e Violetta, il personaggio di Tosca accompagna tutta la vita artistica di Maria, dal debutto nel ruolo, diciannovenne, nell'agosto 1942 ad Atene (in lingua greca), fino all'ultima recita della sua carriera, proprio con Tosca al Covent Garden il 5 luglio 1965. È uno dei vertici dell'arte musicale e drammatica di Maria, che esalta in modo stupefacente i caratteri del personaggio e l'ampia gamma di sentimenti da cui è caratterizzato: amore, odio, furore, gelosia, disperazione, rimpianto. Registrata al Teatro alla Scala nell'agosto 1953, questa incisione (la prima delle due che Maria realizza in studio, l'altra e del 1964) costituisce un risultato eccezionale prima di tutto per l'unitarietà d'intenti di tutta la compagine artistica, guidata da Victor de Sabata che restituisce la mirabile partitura pucciniana in tutte le sfumature, ottenendo un risultato orchestrale incandescente per respiri, tinte e guizzi. Maria, da parte sua, con una chiarezza estrema di dizione e di fraseggio in tutto il ruolo, è unica per la grazia quasi belcantistica con cui tratteggia, nel primo atto, «Non la sospiri la nostra casetta » e, all'opposto, per la grinta densa di furore e disperazione nel Secondo atto, con un «Vissi d'arte» da brivido. Magnifico è anche il Cavaradossi di Giuseppe DiStefano, con una voce solare e ardente, e altrettanto straordinario è Tito Gobbi, che scolpisce Scarpia con perfida eleganza e sublime malvagità.